3 ago – Ayegui: Salvate il soldato John

Save the soldier John (sepia)

GT ferito gravemente ad Ayegui (Vietnam) 😉

Un gruppo di francesi casinari ci sveglia prima del tempo. Usciamo da Puente la Reina passando sul ponte medievale che da il nome alla città. Il sentiero è stretto e sassoso, tra l’altro, una deviazione ci fa affrontare una serie di salite che ci mettono a dura prova (tra le quali, uno strappo di qualche centinaio di metri quasi in verticale). Le soste cominciano a farsi sempre più frequenti e le distanze si dilatano (potere dello spazio-tempo).

Stiamo affrontando la nostra giornata nera (tutti sul Cammino devono affrontarla, prima o poi). Durante la prima sosta (a Mañeru), un ciclista piacentino si ferma per scambiare due parole, ci dice che lui non è credente, ma che comunque il Cammino lo fa perché si fanno incontri straordinari, e ci suggerisce di prendercela con calma, tanto Santiago non si muove da lì. Ci trasciniamo verso Cirauqui, dove facciamo un’altra sosta, approfittando del bar aperto, e dove poniamo un timbro intermedio. Poi si riscende, a fatica, lungo la strada romana (ancora quella imperiale!!) verso il rio Salado, dove ci fermiamo di nuovo. Qui ho praticamente finito l’acqua e non ci sono fontane. Un contadino, che stava innaffiando le sue piante, mi riempie la borraccia. Ripartiamo e ci avviamo verso Lorca, passando sul ponte medievale. Nella salita rimango indietro, mi fa male un piede. Sono talmente stanco che, quando sento un cane abbaiare ferocemente, non reagisco neanche, e penso “sbranami pure, tanto a scappare non ce la faccio“. Fortunatamente per me, era legato. Arriviamo alla piazza principale di Lorca, dove pronucio la frase che rimarrà famosa durante il cammino: “Io mi fermo qui!“. Faccio un lungo pediluvio nella fontana gelida, che mi da un po’ di sollievo. C’è anche un albergue, piccolo, ma carino, e vorrei rimanere. A maggioranza, decidiamo di continuare, ma optiamo per l’autobus (mancano 9 km a Estella). Qui troviamo l’albergue al completo (e non sono neanche le 15!), forse una punizione per aver preso l’autobus, e dobbiamo raggiungere Ayegui a 2 km, dove ci sistemano in una palestra. Fa un caldo terribile, la palestra ha una copertura in lamiera, e il sole spagnolo fa il resto. Mi fanno male le dita del piede sinistro (ma per fortuna niente vesciche, solo un dolore muscolare) e il polpaccio (sempre sinistro). Probabilmente è lo zaino (troppo carico), che è sbilanciato verso sinistra. Un po’ di Voltaren mi da sollievo (almeno al polpaccio, per le dita del piede, mi sembra di avere le ossa spappolate), e mi fascio il piede (a quanto pare, fasciandolo stretto, non mi fa molto male). C’è chi sta peggio. Comunque, non trovo le motivazioni per andare avanti, mi viene in mente che la costa catalana ad agosto è magnifica e mi chiedo chi me l’ha fatto fare. Decidiamo di interrompere il cammino per qualche giorno, per ritrovare motivazione e forza e riprovare più in la con tappe più corte.

Vedi le foto del giorno (3 agosto)

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